domenica 11 febbraio 2018

Il corpo e il sangue di Pamela e l'indifferenza del matrignarcato



Come è morta Pamela Mastropietro? Come era stato chiaro fin dall'inizio. Fin da quando a casa del primo sospettato nigeriano era stato ritrovato tutto l'armamentario per uno scannatoio, ancora fresco del suo sangue. Uccisa da un branco che ha deciso probabilmente di capitalizzare anche sui pezzi del suo corpo, come usa dalle loro parti. Alla faccia dei revisionisti de Lantropologia che, affetti da un'idea psicotica dell'Africa come luogo idilliaco abitato da orsetti bruni del cuore, negano la realtà di un vasto e diffuso sistema primitivo di credenze animistiche e superstizioni che contempla il sacrificio umano e lo stupro a scopo curativo, gli omicidi rituali con annesso tariffario dei vari pezzi del corpo sul mercato dei feticci le cui prime vittime sono gli stessi africani, donne e bambini. 

L'immagine da "mal d'Africa" proiettata dal buonismo satanico mal si concilia con la verità che l'Africa è il continente del genocidio in corso dei troppo deboli e malati lasciati al loro destino di morte per fame e malattia per favorire l'afflusso in altri continenti di coloro che scappano solo dalle proprie responsabilità. E non può nemmeno tollerare la mattanza dei bianchi rimasti dopo la fine del colonialismo, la realtà delle fattorie sudafricane trasformate in camere di tortura e morte come nei peggiori film dell'orrore, e di cui Macerata può rappresentare, per i pessimisti, un sinistro presagio. 
I revisori de Lastoria e de Lascenza, impegnati come sono a dimostrare che il primo europeo era negroide al fine di giustificare una sorta di legge del ritorno altrettanto folle e razzista della giustificazione esoterica del mito nazista della razza ariana, non leggono i giornali africani dove si denuncia con preoccupazione l'aumento esponenziale degli omicidi rituali, e ignorano gli appelli dei presidenti africani agli europei a non accogliere indiscriminatamente quelli che possono essere anche feroci criminali (dei quali essi per altro si liberano volentieri).  
Infine, in nome di questa neoplasia della ragione che è diventato l'antirazzismo, pretenderebbero di convincerci che, siccome hanno la pelle dello stesso colore, non vi è alcuna differenza tra i feroci squartatori rituali di Lagos, i cannibali della Liberia e il dottor Martin Luther King. 

Per loro sfortuna, per giunta, sullo schermo sul quale il Grande Fratello proiettava l'Africa favolistica del "Re Leone" (come ha fatto acutamente notare Kawtar Barghouti), per sbaglio è improvvisamente comparso un orrendo snuff movie con protagonista la più sfortunata delle nostre figlie e il sistema è andato in crash. 
Di questa atroce vicenda ricorderemo soprattutto la vergogna inaudita di un sistema mediatico cannibalistico, necrofilo, astuto e si direbbe proprio compiaciuto, come direbbe Gaber,  che per giorni ha tentato di negare, negare e ancora negare le responsabilità degli assassini e di coloro che sono responsabili di favoreggiamento per aver permesso loro di scorrazzare per l'Italia (uno di loro l'hanno acciuffato a Milano mentre stava per salire su un treno per la Svizzera). La sottovalutazione della rabbia che sarebbe scaturita dalla evidente disparità di trattamento riservata a questa vittima di tortura rispetto all'altra invece quasi santificata, in nome dell'appartenenza, di Giulio Regeni - ricordando che questi due poveri figli sono entrambi in egual modo finiti in pasto alle iene della strumentalizzazione, ha scatenato l'orrenda materializzazione di tutto il peggio che si potesse immaginare come conseguenza. 
Il folle solitario (o no) che spara a casaccio ma in maniera assai precisa sugli stranieri (o lancia un avvertimento a chi di dovere) e l'immondo sabba delle streghe stercorarie de Lantifascismo dove non poteva non mancare, vista la ricorrenza concomitante e chissà quanto casuale del 10 febbraio, lo sfregio alle vittime delle foibe, crimine subito accuratamente diluito e derubricato come "crimine conseguenza di tutte le guerre", senza citarne i responsabili, dall'ineffabile Laura Boldrini.
Immaginate, anche se è inimmaginabile, un corteo di nazisti il 27 gennaio che cantasse coretti ineggianti ad Auschwitz e, lo stesso giorno, una squadraccia nazista di vigliacchi che aggredisse un poliziotto. 

Nella manifestazione del peggio sinistrume dove i casseur hanno scassato e le solite femministeriche hanno esposto cartelli come "La mia fica dice no al fascismo", ovvero la nuova frontiera dell'incubo, la vagina non solo dentata ma anche parlante, non c'è stata, coerentemente con il postulato che recita "il primo nemico di una donna è un'altra donna", alcuna manifestazione di solidarietà nè con Pamela, né con la sua mamma. Come ben si conviene a quello che non è matriarcato ma matrignarcato

Per non dovere e potere parlare del corpo vero di Pamela depezzato in 20 parti (come vorrei che aveste avuto anche voi l'ingrato compito di assistere a quell'autopsia da togliere il sonno anche al più vaccinato medico legale) dopo essere stato sconciato dalla violenza, hanno tirato fuori l'immateriale e fantasmatico "corpo delle donne" e se ne sono egocentricamente appropriate, suggerendo che parlare di Pamela sui media, ovvero riferire di un fatto di cronaca e dei suoi scomodi responsabili, è fare un torto a loro, alle loro fiche antifasciste. Pamela abusata non da criminali incoscientemente (o no) importati da chi invece dovrebbe proteggere le sue simili dal male, ma da chi osava ricordarne lo scempio nel mentre tutti cercavano di nasconderlo. 
Leggete il pezzo di Antonella Grippo, che descrive meglio di me la solitudine di Pamela e fa capire il perché dell'assenza di suoi veritaperisti, al contrario di Giulio. Vittime entrambe, tra l'altro, dell'essersi fidati di coloro che, per definizione e per la legge del politicamente corretto, credevano non potessero far loro del male.

Al di là di chi, in alto, è perfettamente cosciente di ciò che sta accadendo e sfrutta cinicamente ogni fatto per portare avanti la propria agenda, per quanto riguarda i fiancheggiatori, i simpatizzanti, i figuranti da manifestazione, i progressisti con obbligo di tamburino in prima fila, per dirla con Preve, siamo ancora all'eterna agorafobia dei sinistri, che si esprime oggi nel terrore di essere giudicati piccolo-borghesi (e razzisti) dal migrante, sostituto del vecchio proletario immaginario. Quando egli del giudizio del sinistro e della femministerica penofoba se ne fotte altamente, perché a lui importa solo che gli prenda il wi-fi.


P.S. Una giornalista della quale si ignorano i titoli di studio ma dei quali, nel caso vi fossero, non mi sognerei mai di mettere in dubbio la legittimità,  ha perfino tirato in ballo "lo schifoso uomo bianco" per colpa del quale, ovviamente, Pamela avrebbe in seguito, casualmente, incontrato gli squartatori. Sembra un'idiozia ma non lo è. Se dicono uomo bianco, vogliono dire proprio uomo bianco. 



sabato 3 febbraio 2018

Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente casuale.


La trama  potrebbe essere questa.

Mi accorgo che mi hanno obbligato a far entrare gente che fa impallidire le gesta del mostro di Firenze. So che i media minimizzeranno come sempre e silenzieranno il resoconto dello scempio ma siccome ciò non serve a placare gli animi giustamente infuriati di chi non si dà pace del massacro di una ragazzina, di questo Cannibal Holocaust divenuto realtà e sta pensando, dopo quest'ultima goccia, di farmela pagare nelle urne assieme al resto, penso che ci vorrebbe proprio qualcuno con i colori della squadra nemica che avvertisse chi di dovere di non farlo mai più, che i patti non erano quelli. Che potevate gestire i vostri traffici come d'accordo ma senza causarci problemi. Una volta scaricate tutte le colpe, soprattutto le mie, sul nemico, potrei colpire i fottuti social che pendono dalla sua parte e spargono odio, ovvero risultano refrattari alla cura della menzogna irrorata su un popolo stremato dal sopruso a mezzo dei miei media ufficiali. Quelli che, a differenza di quegli improvvidi spacciatori nigeriani, non mi deludono mai.



A Pamela, povera cucciola che non riesce più ad uscirci dalla mente. E alla sua mamma.

giovedì 25 gennaio 2018

Dal tramonto della libertà all'alba della speranza



Ieri qualcosa è cambiato. Un pianeta ostile è finalmente uscito dal nostro segno e possiamo sperare nell'inizio di un nuovo ciclo positivo sotto congiunzioni favorevoli. Merito di questo video.


Dopo quella di Claudio Borghi Aquilini, la candidatura di Alberto Bagnai alle prossime politiche è la mossa vincente di Matteo Salvini. Vincente perché si tratta delle persone che, negli ultimi sette anni,  si sono impegnate per prime e con ogni vento contro ad analizzare, dal punto di vista scientifico ma non solo, anche profondamente umano, la realtà di una catastrofe denominata EUro, per cercare di porvi un rimedio e fornirne una via d'uscita.
Chi li conosce entrambi perché li segue fin dai primi video con Claudio Messora e i primi post sui blog, sa che è esclusivamente merito loro se, in Italia, chi non capiva una mazza di economia ora sa cos'è un'area valutaria ottimale, un'IDE e sa distinguere una crisi da debito pubblico da una crisi di debito privato, a differenza della maggioranza degli scribacchini di regime che okkupano le reti televisive e che sono incaricati di diffondere la Fakenews Suprema antica e accettata.
Un numero enorme e crescente di persone che fino ad allora si erano disinteressate di economia perché fino a quel momento l'economia non aveva mai cercato di ammazzare loro e le loro famiglie, sono stati dotati, da Borghi e Bagnai, dei mezzi cognitivi per comprendere a quale livello di criminale ottusità le forze politiche dell'altra parte si stessero impegnando a portare a termine il compito a loro assegnato, da bravi servi, dal padronato sovranazionale: la demolizione controllata di uno dei paesi più belli, più nobili, ricchi sia materialmente che culturalmente e civilmente avanzati del pianeta.

In questi sette anni abbiamo visto l'opera a rovescio compiersi sotto i nostri occhi.
Non mi era mai capitato, nei miei primi cinquant'anni e oltre assai, di camminare per strade intere di negozi chiusi e abbandonati, di voler tornare in quel nuovo emporio così ben assortito, inaugurato appena sei mesi fa, e di non trovarlo più. Chiuso, fallito, con le vetrine coperte da fogli di giornale. E di guardare il nuovo portone di casa pensando che la ditta che me lo installò, solo quattro anni fa, non esiste più. Fallita. Questi sette anni di guai inaugurati dal governo Monti ci hanno mostrato ricchezze dilapidate, bellezze saccheggiate, umanità oppressa e decimata, in preda alla depressione ed alla sfiducia, impoverita e umiliata; città ridotte a latrine in mano a feccia accuratamente selezionata nei peggiori recessi del terzo mondo affinché arrecasse il maggior disturbo possibile ad un popolo che, sotto attacco e sotto il tallone di ferro di una dittatura che ricorda, nel grugno, i tratti di quelle ben note ai nostri amici dell'Europa dell'Est, non a caso i suoi maggiori critici, sta esaurendo giorno per giorno ogni residuo di pazienza.

Condivido il post odierno di Maurizio Blondet che analizza la positiva, anzi, ultra-positiva novità della candidatura di Bagnai. Mi piace molto il discorso che fa sull'umiltà del politico Salvini che, sfatando una tradizione nostrana non soltanto politica ma accademica (quanto è vero!), è andato a chiedere aiuto e a candidare persone migliori di lui, per competenza tecnica, senza timore di poter esserne offuscato nei dibattiti pubblici. 
Condivido tutto il discorso tranne il lugubre disfattismo finale che non tiene conto di un elemento chiave che penso farà la differenza alle prossime elezioni - non solo riguardo al risultato della Lega ma a quello a sorpresa della destra sociale - e che è riassumibile in un concetto greve ma assai chiaro: la gente si è rotta i coglioni. 
Se li è rotti di tutto ciò e tutti coloro che sappiamo ma che abbiamo imparato a non nominare in pubblico, per poterceli chiamare con il loro vero nome nel nostro scantinato-scannatoio privato, al riparo dalle sentinelle occhiute e orecchiute del politicamente corretto. Ormai, di fronte al quotidiano spettacolo di degrado e di occupazione di sempre più ampi spazi di libertà, tra di "noi" basta un fugace scambio di sguardi per capirci, per sapere cosa non va, cosa andrebbe cambiato e cosa andrebbe eliminato. Conosciamo nome, cognome, indirizzo, codice fiscale e gruppo sanguigno del nemico. Non abbiamo più dubbi. Non vi è più incertezza su cosa dobbiamo temere e da cosa dobbiamo difenderci. Ogni trucco dialettico, ogni mascheramento di intenzione dietro il suo contrario è stato svelato.
Perché non se ne può proprio più. You know what I mean.

A questa devastazione, compiuta dalla stessa gente, dagli stessi abusivi apparentemente innocui perché adeguatamente intontiti, ma in realtà letali che vanno in tv con il culo di fuori e strofinandotelo sullo schermo a dire: "C'è una forte ripresa in questo paese che non bisogna interrompere con un voto populista", non bisogna rispondere con la rassegnazione, con l'odioso "è tutto finito" ma con la forza che Iddio concede sempre a chi ha deciso di ribellarsi. 
E' ovvio che la tentazione di reagire con la rabbia e l'aggressività, è forte. 
Stasera, uscendo dal supermercato, ho notato la presenza di un banchetto dell'Unicef e di due giovani intenti a fermare i clienti con il solito aggressivo e ricattatorio: "Ciao, vuoi aiutare i bimby????!!!"
Ebbene, oltre al rifiuto infastidito di un paio di persone e i borbottii e le spallucce di altri, ho sentito qualche insulto e un chiaro e forte "ma non vi vergognate?"
Io sto in Piddinia, in zona rossa, attualmente nel senso della rabbia. Vi assicuro che i discorsi che sento, essendo ogni giorno a contatto con il pubblico, a volte stupiscono anche me che sono ormai assai disinibita riguardo alle ricette da applicare per ristabilire il livello ottimale di civiltà che qualcuno invece si è messo in testa di strapparci di dosso. La nota base di "quelli là" è ammutolita, non si azzarda nemmeno ad aprire bocca. Gli altri parlano e, se gli dai corda, buttano fuori tutto ciò che forse sono anni che aspettavano di poter dire.
Occorre quindi  incanalare quest'energia proveniente da persone disposte ad invertire la rotta verso la catastrofe, in un progetto chiaro e concreto di riscatto e rinascita. Per salvare il nostro meraviglioso e unico paese e la sua straordinaria e unica gente è importante poter contare su un punto di riferimento.

Confesso che fino a ieri ero perplessa sull'apparentamento con Berlusconi. Non per il personaggio in sé (gli anni del berlusconismo di appartenenza e a comando della piddina idiota che fui sono per fortuna lontani e sepolti) ma per la sua dipendenza dai poteri forti ai fini della sopravvivenza e dal suo essere stato per vent'anni lo sparring partner della sinistra incaricata in appalto della demolizione. Un perfetto gatekeeper, il primo della lista e ben prima dell'avvento del M5S. Chi mi garantiva che, dovendo egli dipendere da una sentenza "europea", seppur indipendente dalla UE, per poter ottenere di nuovo la candidabilità in politica, non avrebbe egli cercato un compromesso con i nostri avversari? Chi garantiva che non avrebbe fatto l'inciucio salvavita con il Partito Bestemmia?
Ero perplessa anche perché, indubbiamente, ci veniva chiesto dalla Lega di effettuare un investimento ad alto rischio basato su una scommessa dentro un'altra scommessa. Avremmo vinto la posta, ovvero la nostra linea su UE e euro avrebbe prevalso se: 1) avesse vinto il centrodestra e 2) all'interno della coalizione, la Lega avesse avuto più voti di Forza Italia. Avrebbero quindi dovuto avverarsi entrambe le condizioni in congiunzione. Con tutto il bene che posso volere a Borghi, che fu il primo a farmi scoprire l'argomento euro grazie a un video che incredibilmente, per l'epoca, riusciva a parlare di uscita senza evocare scene apocalittiche, mi pareva una specie di gioco con i derivati.

La garanzia che cercavo - dopotutto sono genovese - che ha sciolto le mie riserve, è giunta con la candidatura di Alberto Bagnai che raddoppia ed esalta il significato di quella di Borghi e impedisce di fatto a Salvini di poter più tornare indietro da quella che, occorre dargliene atto, è una dimostrazione di coraggio e assunzione di responsabilità nei confronti del paese. Se sapete ancora cosa significa il concetto di metterci la faccia.
Conoscendo il nemico e la sua pericolosità e, dall'altra parte, vedendo su chi possiamo ora contare come rappresentanti delle nostre istanze, persone che stimiamo e ormai possiamo dire di conoscere come pochi altri candidati, credo non vi siano più dubbi sulla necessità di appoggiare con tutte le nostre forze il progetto della Lega, di Borghi, Bagnai e Salvini e portare la loro e la nostra voce in quello che sarà, vivaddio, il primo Parlamento legittimo da sette anni. Sperando che i guai possano finalmente finire.

lunedì 25 dicembre 2017

Dietil-trotzkide dell'acido quartinternazionalisergico

J.P. Witkin
Si sa che a Natale si è tutti più migliori, come direbbe la ministra fosforescente della d-Istruzione. 
Tuttavia, alla notizia della ritirata strategica al Senato sulla legge che avrebbe fatto scendere a livelli da PSA libero il PD alle prossime elezioni, ovvero lo ius soli, il reclutamento in extremis da parte della sinistra di occupazione di elettori di fortuna tra gli ascari e le truppe cammellate, molti di noi si sono sentiti  più cattivi e più peggiori del solito. No, dico una bugia, è stata una vera goduria, un orgasmo multiplo con obbligo di punto G, per non usare termini dialettali più grevi che hanno a che fare con l'eiaculazione. E' stato per la reazione della loro curva.
Eh, si, sentendo le reazioni dei platelminti iussolitari, a Capodanno rischiano di scoppiare fegati, più che botti a muro. Sarà un bene, le oche del foie-gras avranno finalmente la loro vendetta.
Dovreste sentirli. Farsi un giro nel reparto #IusSoli su Twitter è come entrare in uno di quei manicomi di una volta, con le gabbie di contenzione, le camicie di forza e i pazzi ancora furiosi ed incontenibili perché non avevano inventato né la lobotomia né la clorpromazina. Pazzi di rabbia. Come chi, credendo fermamente nel pensiero magico, si trovi coinvolto in un frontale con il principio di realtà.
E' mancato il numero legale per colpa di molti piddini (il tradimento ce l'hanno nel mitocontriale), dei cinquestelle e di una cosa che non vogliono che sappiate che esiste ma che esiste e che è l'opposizione. Ovviamente per Norman Bates la colpa è solo di mamma e si sono scatenati l'isterismo, l'invettiva e quella particolare forma di odio di cui solo chi crede di non odiare è capace.

I globalisti hanno lavorato assai bene e di fino sul combinato disposto autorazzismo-esterofilia degli italiani tagliandolo con l'odio di classe e la spocchia dei progressisti. Anatemi di vendetta, i "dovete morire" come allo stadio; non è mancato il Roveto Ardente Saviano, con la solita gomorrea di luoghi comuni.

Ha raggiunto una certa popolarità anche questo tweet:



Il pensiero magico della fata cattiva che lancia l'incantesimo su coloro che non l'hanno invitata. Lo spostamento ed estraniamento dalla comunità della quale fa parte. Io lo dico sempre che sono scissi. E pericolosi.
Non è infatti anche lui destinato ad invecchiare e finire nelle mani di un badante o di un pompiere che, scommettiamo, chiunque saranno faranno solo il loro lavoro, a differenza di questa specie di cinghiale ferito, soprattutto nell'orgoglio? No, loro non si sentono italiani perché si sentono superiori. Della superiorità del maggiordomo che governa con pugno di ferro la bassa servitù. 
Il pezzo che costui ha scritto sul solito Espresso, sconvolto dalla mancata approvazione della leggediciviltà, vorrebbe fare invidia a Emile Zola ma lo mette solo in culo a Voltaire che, poraccio, sarebbe morto per rispettare l'opinione altrui.
Con noi è una iena, Mister Hyde, con "gli altri" invece è Doctor Jekyll. Anzi, quasi un don sBiancalani. Non è fantastico quel "cultura nonviolenta" dopo tutte le schizzate di veleno che ha sparso sulla sua TL?



Mi viene in mente un altro soggetto, che scrive su un giornale nazionale, che mi cercò su Facebook qualche mese fa e con il quale ebbi lo scambio che segue, che ho tenuto da parte per un'occasione di festa. Mi pare perfetto per l'occasione e ve lo propongo.










E' vero, a Natale si è tutti un po' più meglio dei migliori.

mercoledì 20 dicembre 2017

La telegiornalessa alle grandi manovre


Mi vedo costretta a rompere il silenzio per lanciare un appello (e Dio sa quanto appelli e appellai mi stiano sull'ideale John Holmes). Eccolo: staccate la spina ai telegiornali. Togliete loro l'ossigeno. Continuare a guardarli è accanimento terapeutico nei loro e nei vostri confronti. Lasciateli morire in pace assieme ai loro fratelli giornali e mandateli a spingere le margheritine da sottoterra.
Già che ci siete, piantatela anche di farvi del male guardando er dibattito serale che sempre li segue, per giunta commentandone i percolati tossici su Twitter.
Basta. Non date loro l'illusione di potersi salvare. Lasciate che donchisciottianamente si riducano a trasmettere per i mulini a vento, che il baratro finalmente li guardi bene dritto in faccia e che abbia il volto del signore qui sopra.

Perché, Lame, hai pensato proprio a Ted Bundy? Per un'associazione assai malevola e poco natalizia, lo ammetto, suggeritami dalla constatazione che adesso i TG, anzi le telegiornalesse, sono affidate quasi al 99% a donne che in studio introducono altre donne inviate che raccontano le favole ai bimbi grulli, cioè a noi. Parlo soprattutto di SkyTG24 e Rai(Fake)News24. Più che informazione, un misto tra il tè del Rotary, un sabato pomeriggio dal parrucchiere, una camerata di collegio femminile a mestruo sincronizzato e una presentazione Avon a casa delle casalinghe disperate. Risultato: misoginometro impazzito.
Normalmente, piuttosto che un TG a pranzo e cena preferisco "Masterchef Australia" ma dopo che, causa vento forte come a Caianello, si è mossa l'antenna tv e in cucina non vedo più Edd China fare l'autopsia alle macchine, che mi piaceva e rilassava tanto, oggi, per pigrizia, sono rimasta sintonizzata sulla famigerata telegiornalessa satellitare RAI.

Mai più. Ripeto, mai più.

Io sono abbastanza vecchia per ricordarmi la RAI anni sessanta di Bernabei, ovvero la RAI dei governi socialdemocristiani, della quale si è sempre detto peste e corna. No, non scherziamo. Quella era informazione velinara governativa ma di altissima classe e signorilità, nonché pudore quasi virginale. Se era propaganda te lo facevano in sedazione, tanto che non te ne accorgevi nemmeno e, anzi, chiedevi se se ne poteva avere ancora di quella roba buona. Oggi no, oggi l'endoscopista è fatto di crack e se urli ti ridono in faccia. E' una propaganda non sfacciata ma maligna, tumorale, pensata da un demone osceno e beffardo. Raccontata da delle Marypoppins ritardate che credono di farti addormentare con il ciuccio in bocca e invece ti fanno salire la bestia fin dai meandri del cervello rettiliano.
GLi spin-Goebbels le mandano in prima linea come soldatine Ryan a prendersi l'odio del popolo deriso che ne ascolta, schiumando, le menzogne e loro non se ne rendono conto, convinte di essersi socialmente emancipate e ignare di fare un mestiere considerato oggi dal pubblico parecchie tacche sotto quello della battona di strada.

Egregia telegiornalessa in capo Varetto, che all'ora di pranzo, mentre mangio cibo antico, mi preannunci  la megainchiesta serale sul cibo del futuro a base di vermi; lo sai che contemporaneamente, sull'altra telegiornalessa del Di Bella, sta andando in onda un servizio sull'eccellenza del caviale italiano? Il messaggio che esce zappando sai qual è? Che i bigatti sono per il popolo, e che Goebbels e famiglia continueranno a pasteggiare a caviale e tartufi. A te, forse, se sei carina, ti toccherà la ciotola con i croccantini. 

Forse però sono ingiusta con Varetto, perché dopo la mezz'orata della telegiornalessa rivale RAINew24s, i suoi vermi parevano perfino gustosi. 
La cura Di Bella oggi prevedeva: una servizia sciacquamorbida sulla ministra che chiede notizie all'audito Ghizzoni su una banca cara al babbino caro ma "senza fare pressioni" (ripetuto più volte, a grappolo, per tutta la servizia: "No pressioni, no pressioni, no pressioni"), con resoconto surreale anche dell'altra telefonata del mestolo Carrai all'audito. L'inaudita audizione. La solita cronaca dei fatti visti dalla parte dell'avvocato difensore.
Strano, Di Bella dovrebbe sapere che si parla di cose gravi. Che in America prima ti incarcerano per insider trading e poi ti chiedono chi è.

A seguire, a proposito di America, il pianto greco sulla riforma fiscale di Trump che:
1) vale per i ricchi e le imprese.
2) per la classe media "cambia poco" perché quello che risparmieranno farà impennare il debito pubblico.
3) secondo un sondaggio del WSJ e della solita rete televisiva, "solo un americano su quattro" appoggia la manovra.
Certo, aggiungo io, e  Trump appoggerà quel debito pubblico impennato al sederone di Nancy Pelosi, che oggi ha gridato "shame!" Shame, appunto. Vergognatevi, buffonesse clintonidee.

Ancora Cattivissimo Trump e il braccio di ferro con l'ONU, dove finalmente dovranno uscire allo scoperto tutti i falsi amici sia di Israele che dei palestinesi ma loro, le telegiornalesse, si guardano bene dal dirlo. 

I terremotati. L'inviata bela: "Le casette sono state consegnate, anche se i boiler montati sul tetto si bloccano perché la notte la temperatura scende molto". Il tutto detto con un sottofondo di musichina anestetica al Demerol invece del "Dies Irae" che sarebbe stato di prammatica.

Non è mica finita, ora viene il bello. Salvini e l'euro. Sul sito di RN24 si legge:
"Il referendum sull'euro è una sciocchezza anche perché non è previsto dalla Costituzione", ha detto Salvini. "L'emergenza è riattivare lavoro e produzione in Italia - aggiunge il leader della Lega - il sistema di regole europee o viene cambiato o danneggia il Paese". "Il governo Salvini metterà l'interesse degli italiani al centro", sostiene ancora Salvini aggiungendo che la sua prospettiva è far "rientrare l'Italia in Europa da protagonista".
In TV, Marypoppins l'ha fatto invece diventare: "Salvini dice: "Non voglio uscire dall'euro, l'euro fa parte delle regole dell'Europa che voglio cambiare per restarci".
Qui siamo alla vera #disinformazzzia che sta diventando più tossica del mercurio.

Infine, la fustigazione della Polonia, punita dalla UE per disobbedienza, perché non vuole piegarsi ai suoi voleri. Se non saranno le culone, saranno gli ubriaconi ad invaderla. Ci godremo lo spettacolo dei polacchi incazzati. Non vedo l'ora.

Mi pare che basti. Ripeto l'appello: spegneteli. Disinseriteli come Hal9000 finché non daranno i numeri e canteranno "girogirotondo".
Io vado a cercarmi la puntata più disgustosa di "Malattie imbarazzanti" per rifarmi la bocca. Nell'attesa, visto che si è fatta apericena, gradisce un hors-d'oeuvre di anellidi, madame Varetto?

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